HANNO SCRITTO DI ME

L'ordine degli interventi è cronologico: dal più recente al più vecchio.



E' un amore forte, mai romantico e piuttosto violento. Che lascia segni sul corpo e nell'anima e che danza al ritmo di quella musica che pulsa, che elettrizza e che riempie gli stadi di vibrazioni astratte. (link alla recensione)

Sophie Sarti, blogger (su Sotto fasi lunari, 31 agosto 2017)

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... uno stile onesto e umile, trasparente e al tempo stesso riservato, intenso e vero come in fondo dovrebbe essere agostinianamente una confessione in cui ci si lascia lavorare da una Misericordia sempre provvidente (link alla recensione)

Alessandro Ramberti, poeta, editore e critico (su Diarietto cattolico, 17 agosto 2016)

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Nella sua semplicità e brevità, racchiude tanta profondità di un'anima sicuramente un po' complessa e in rivolta. (link alla nota)

Annalaura Diviccaro, blogger (su Diarietto cattolico, 31 Luglio 2016)

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E' una lettura cadenzata, quella di Diarietto cattolico, una preghiera costante, che non si affanna, che richiede e merita tempo e anche, come spesso fa la poesia, la lettura ad alta voce. Una ricerca senza disperazione, ma con grande tensione, intensità. (link all'intervista)

Mariapia Cavani, giornalista (su Diarietto catolico, 24 Luglio 2016)

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Esiste tra le poesie di "Diarietto cattolico" una sospensione filosofica piuttosto evidente. Sono tentativi di realizzazione interiore, nella musicalità di versi originali e corretti. Il tutto sembra essere percorso da un intenso misticismo che si fa parola nell'artificio retorico, che torna a sua volta nelle dimensioni della ricerca esistenziale. (link alla nota)

Antonio Spagnuolo, poeta e critico  (su Diarietto cattolico, 12 Luglio 2016)

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Strade, campagne, automobili che macinano l'asfalto di strade secondarie, visioni collinari della città. C'è un forte immaginario legato alla provincia, e alla sua antropologia indefinita, dove la vita selvatica convive con elementi di urbanizzazione spinta. E poi c'è la musica, sempre, che gracchia da un'autoradio o risuona nella mente come colonna sonora di un momento. Sotto fasi lunari mi è sembrato a tratti una specie di diario notturno di un dj, una presenza che raccoglie i sospiri di una comunità di ideali ascoltatori, divisi dallo spazio, ma riuniti da una sorta di telepatia in un'unica voce. (link all'intervista)

Marco Bini, poeta e critico (su Sotto fasi lunari, 10 Aprile 2016)

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Sotto fasi lunari ha una certa vocazione narrativa, una continuità di richiami tra i testi, accompagnata al fatto che la destinataria di molti di essi è - leopardianamente, e forse à la Zanzotto - la luna: interlocutrice, o lontano specchio psichico. La narratività è fatta di molti nomi di persona, di luogo: è un libro popolato. Come se chiamare, nominare direttamente le persone chiamasse a raccolta nel piccolo spazio della pagina. In più, le citazioni formano un paesaggio sonoro, generazionalmente condiviso, molto ben caratterizzato: si sente che Giorgio Casali ha a che fare con le onde radio. Quando nomina o ricorda gruppi indie o frammenti musicali, giocando di sponda con la vita che vive e con il paesaggio che attraversa, si capisce che propriamente non "cita" - citare può diventare qualcosa di antipaticamente accademico - ma "innesta". Non fa solo capire che suoni, testi, paesaggi musicali esistono, ma li fa rigermogliare nel suo linguaggio. Questo mi sembra uno dei pregi migliori del libro, che arriva forse da Tondelli, forse da altri padri fondatori dello spirito dei suoi luoghi; ma che - come ogni libro di poesia che si rispetti - non si capisce esattamente dove va. Narrativo e sospeso. Racconta una catena di cose che poi ogni lettore è chiamato a connettere e a chiudere.

Stefano Colangelo, poeta e critico, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università di Bologna (nota a Sotto fasi lunari, 23 Novembre 2015)

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Gentile Giorgio Casali, desolatamente, ritrovo per caso questa mail dopo anni... e leggo le poesie, e sento un'innata simpatia per chi scrive così tanto della luna, e in questo modo così onesto, come Saba voleva. Il parere sarebbe questo, dunque, se può ancora essere ricevuto; e l'unico rilievo che posso muovere, timidamente, è quello di cercare di evitare le rime troppo facili (sempre seguendo Saba: una cosa è tentare per l'ennesima volta la rima fiore : amore, con coraggio; un'altra fidarsi ciecamente dei participi passati). La mando ben tre avverbi in -mente, mi scusi anche per questo; ma sono sicuro che, col mio parere o senza, lei ha continuato a scrivere, e ne sono contento.

Stefano Strazzabosco, poeta (nota privata a Sotto fasi lunari, Vicenza, 9 Novembre 2015)

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Sono componimenti brevi, quelli di Giorgio Casali, atti a catturare l'emozione del lettore in un unico momento. Scarsa è la punteggiatura, con la creazione di qualche neologismo tra le strofe. Tali versi sono intervallati da brevi testi di prosa poetica, che diventano parte integrante della narrazione. Le poesie sono disseminate di date: giorni importanti da celebrare o da ricordare tristemente. Si evince che la poesia di Giorgio Casali - un autore che evidentemente ha il dono della sintesi - non sia futile diletto di chi la scrive, bensì abbia il compito di dire sempre la verità, al fine di potersi porre al servizio dell'uomo. (link alla recensione)

Cristina Biolcati, poeta (recensione a Sotto fasi lunari, 5 Novembre 2015)

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Veloce, breve, si appunta le parole e poi le distende. Questo lungo manifesto dell'anima di Casali si intuisce sin dai primi versi, in "Poetica": "E non so che si cerca nelle luci/ o nei suoni delle strade nella gente/ nelle messe così piene di segni/ nei giorni che finiscono/ dopo l'alba ricominciano." La luce, il ciclo di vita, il cambiamento, l'energia ed il vivere la speranza sotto la protezione del sorriso della notte che è luna; questo è il percorso asciutto, sempre breve, pungente, al contempo maturo e fanciullo di Casali. (link alla recensione)

Annarita Borrelli, poeta (recensione a Sotto fasi lunari, Caltanissetta, Ottobre 2015)

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Oltre a questo occhio che filtra e decifra, ricerca e trova, a questo poeta che a volte è un po' sfrontato ("...eri bella e timorosa/ dei miei segni sulla pelle/ graffiti", Segni sulla pelle, p. 69) ma pure capace di ascolto ("ci sono cose che devo imparare", Dovremmo sdraiarci una sera, p. 67), che a tratti si nasconde e poi si espone con le parole dirette e ritmate di chi - lavorando in radio - ne conosce il peso specifico e il valore delle pause e il suono delle vibrazioni musicali; oltre a tutto ciò abbiamo un cuore che si confessa e fa della luna il luogo in cui proiettare la propria anima, le proprie pulsioni, le proprie con-siderazioni. (link alla recensione)

Alessandro Ramberti, poeta, editore e critico (recensione a Sotto fasi lunari, Rimini, 2 Ottobre 2015)

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La performance ha visto integrarsi alla lettura delle poesie di Casali la proiezione delle immagini di Chiesi intervallate dalle musiche dei Siegfried. Alla riproduzione di taglio fotografico e monocromo dei dipinti si accostano il terso minimalismo dei versi circondati dai conglomerati fonici dei musicisti. La performance ha restituito nelle sue diverse espressioni la tensione alla luce che è contenuta anche nella più livida delle nostre giornate, lasciando spazi aperti, domande, suoni sospesi. (link alla nota)

Stefano Serri, poeta e traduttore (nota sulla performance 19 paintings 19 poems, Fiorano Modenese, 27 Settembre 2014)

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Una poetica, quella di Giorgio Casali, che si richiama e ci ricorda quella di Cesare Pavese, nei suoi aspetti discreti e intimisti e dominata da storie semplici e vere, da paesaggi di provincia, da atmosfere notturne, nostalgie e coscienza del tempo che passa leggero sulla vita. Nei testi di Casali possiamo inoltre trovare un raffinato gioco di richiami, allusioni e incontri oltre che in campo musicale, con la letteratura del Novecento: Camillo (Sbarbaro), Pier Vittorio Tondelli (Altri libertini molto più cretini/ spendono il mattino a pensare al pomeriggio in Pieno di Benzina), Gianluigi Sacco, Andrea Salieri, il tuttoniente di Clemente Rebora (Notte senza sogni). (link alla recensione, pagg. 40-41)

Alessandra Carnovale, poeta e scultore (recensione a Sotto fasi lunari, 14 Settembre 2014)

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Una poesia ricca di luminosità per quei riflessi inclinati tra i colori del tramonto e le sinuosità dell'alba, tra il biancore lunare e lo splendore del mattino. Le incertezze del poeta prendono forma ed intuizione per un ritmo musicale che insiste con delicatezza e che privilegia simboli e segni, quasi sempre lontani dalle ombre e dagli imprevisti. Anche se cerca di indagare in qualcosa di quotidiano, che illuda emotivamente, egli si riappropria dell'immediato, tra i gioielli costruiti dello stupore e, nella complicità del graffio, della sofferenza, del mistero, del racconto, riesce a partecipare schematicamente alle sottili e percepibili vibrazioni delle espressioni o di quel percorso che si fa con la memoria nel tentativo di attingere specularmente anche l'oblio. Anche nelle velature la scrittura è essenziale, senza sbavature, decisamente puntuale nella struttura. (link alla nota)

Antonio Spagnuolo, poeta e critico (nota a Sotto fasi lunari, Napoli, 11 Maggio 2014)

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La sua è una spiritualità di strada (di tangenziale, veramente), di chi gode della vista di cose in transito, con il semaforo rosso come pretesto per ritardare il ritorno a casa; di chi in macchina a volte ci dorme, di sedili e poggiatesta macchine piegati sotto l'effetto soporifero di una notte non proprio giovane, "regolati su frequenza sogno in stereo". Il navigatore con satellite lunare tratteggia una mappa di sensazioni già e non ancora consumate e di desideri impertinenti confessati su carta. (link alla recensione)

Chiara Ferrari, editor (recensione a Sotto fasi lunari, Sassuolo, 14 Ottobre 2013)

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Il modenese Giorgio Casali, dagli accenti musicali indie, si "scarica" nella finzione amorosa non durevole per costituzione, disperso dentro l'illusione periferica di un nostalgico durante.

Matteo Bianchi, poeta e pubblicista (dalla prefazione all'antologia Poeti di corrente, Le voci della luna, Aprile 2013)

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Definitosi "liberoversista", Casali possiede un lirismo disinvolto, tutt'altro che retorico, rapido e asciutto, che piega la sintassi del verso al contenuto: e più è forte, è decisivo il contenuto, più la sintassi è flessa in suo favore, arco pronto a scoccare un'impressione. Una scelta audace quanto il suo temperamento che, però, si conserva genuino e coerente. (link alla nota)

Matteo Bianchi, poeta e pubblicista (articolo sulla plaquette inedita Mense maio, Ferrara, 25 Gennaio 2013)

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Non credo di sbagliare se dico che il luz, il nocciolo duro e immortale dal quale sempre si riparte, della poesia di Giorgio Casali sia la luce, in un modo tutto velato e poi subito svelato, in un mondo venuto addosso sempre un po' oscuro e quindi sempre un po' incerto ma vissuto come ampolla dove si creano i destini, ogni ciclo vitale, ogni ragione. La luce, certamente, e - sopra e sotto quella - il tempo. Calendari, giorni, conti, mutazioni, movimenti non sono altro che figli e spettri, prodotti e apparizioni di una durata temporale. Una durata che scansa i semplici conteggi e anniversari, però. E' una durata piena che parte e torna là dove esiste il desiderio. L'io di Giorgio e gli altri suoi personaggi sono anime che de-siderano, nel senso di sentire la mancanza delle stelle. E non perché hanno cessato di volere, piuttosto perché sono fermi sotto gli astri e contemplano e sempre attendono. Un desiderio attivo, una volontà di aspettare e così diventare parte degli accadimenti più singolari. Dal tempo, Zeit, al giornale che decifra e dà notizia, una sorta di Zeitung. E' questa la capacità di Casali: sapersi nell'unico fluire e subito dopo insistere nel conteggio e nello spezzettamento, nella cronaca quotidiana dei singoli e apparentemente insignificanti attimi, perché noi siamo recipienti con poca capacità eppure aspettiamo l'infinito, aneliamo a questo. (link alla prefazione)

Anna Ruotolo, poeta e critico (prefazione a Sotto fasi lunari, Maddaloni, 2013)

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Le parole sono frecce, lineari, semplici, colpiscono al cuore in cinque o meno secondi, per cui anche al lettore poetico esigente consiglio di disporsi alla lettura senza preoccuparsi di snocciolare mano a mano la ricchezza retorica o simbolica o metaforica del contenuto, ed immaginare solo una - una? - tenera e passionale storia d'amore a ciclo stagionale. Stagioni dell'anima? Non sembra proprio. Si tratta piuttosto di veri moti e mutamenti climatici e ambientali che avvengono in un dato luogo della terra - Prignano incluso - nel corso dell'anno, quelli che la scaldano, la bagnano, la raffreddano, la dipingono, la muovono. d'altra parte la terra è, almeno in grammatica, femmina, e da tale la tratta il poeta, tanto da fonderla con il suo oggetto del desiderio, con cui a volte egli stesso si fonde. (link alla prefazione)

Chiara Ferrari, editor (prefazione a Poesie, Sassuolo, Dicembre 2012)

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Giorgio Casali usa l'astuzia dei suoi versi limpidi per indagare la notte. La notte, e la morte, che già indagò Rilke: la morte pura, la morte ancor prima della vita "trattenerla con dolcezza senza essere malvagi" - scrive così Rilke nella quarta elegia. Casali letteralmente fa schiantare contro la sua quotidianità le meditazioni della metafisica cristiana, ricavandone - seppure a fatica e con tribolazione - "una musica tranquilla". (link alla nota)

Riccardo Raimondo, poeta e critico (commento a tre inediti poi confluiti in Sotto fasi lunari, Siracusa, 30 Settembre 2012)

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[richiesta pubblicazione]

Davide Zedda, editore (nota alla bozza di Sotto fasi lunari, Agosto 2012)

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Ho letto Sotto fasi lunari e penso si tratti di un buon libro. Confesso che all'inizio l'esergo proposto e preso da Ferie d'agosto mi aveva creato l'aspettativa di trovarmi davanti a una probabile elegia della campagna, oltre che ovviamente davanti all'ultima fase dell'adolescenza che va al tramonto e s'infutura nell'autunno della maturità. Il suo lavoro, invece, è di concezione metropolitana, anche se collocato su un fondale scenico di provincia e di periferie urbane. Però, appare metropolitana la concezione poetica, che si gioca in un groviglio di nevrosi con sé stessi e i prossimo, al di fuori del rapporto con la natura, che resta leopardianamente relegata in cielo, appesa al pallore della luna, al suo incessabile divenire di fasi alterne, che segnano vita e morte. C'è il tempo da vivere e da soffrire, le cose da fare, i locali di musica techno, disco music, serate da bere e da fumare, il sesso, il sogno, la corsa in macchina, l'attesa dell'alba, il sonno sgangherato, un orizzonte scombiccherato e franto, ritagli e spigoli, panorami interrotti. Tutto ciò, insomma, costituisce il sicuro patrimonio poetico della poesia metropolitana, che, almeno in parte, è figlia della poetry on the road dei beats. Ma certamente in lei il riguardo dei classici è notevole, molto presente e silente, disciolta nella forma del verso (mioddio, quanti endecasillabi, e tutti bellissimi!), nella formazione della mente: c'è l oscavo, la ricerca, cercare la profondità e la collocazione, non fermarsi solo all'intreccio, alla trama dei fatti, ma toccare le ragioni che stanno alla sorgente del dolore, il male di vivere.

Sandro Gros-Pietro, editore (nota alla bozza di Sotto fasi lunari, Torino, 20 Aprile 2012)

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Come dilatare la prospettiva di Bukowski, secondo cui "una poesia è questa città adesso, cinquanta miglia dal nulla, le 9.09 del mattino, il gusto del liquore e delle sigarette", ad un continuum di vite vissute chiamate per convenzione provincia? Leggendo Notte provincia si può rispondere così: facendo della poesia una strada. Quindi componendo senza una metrica da rispettare, sigillando strofe diverse e sconnesse che scavalcano gli spazi per rincorrersi. Aggiungerei scrivendole per il lettore, cioè di modo che si legga tutto d'un fiato, con una finezza nel delineare la sagoma notturna di certe sensazioni, ma allo stesso tempo con l'attenzione nel farle sentire parte anche di chi si accosta a letture più immediate. Nonostante il verso completamente libero, c'è ritmo: il fatto che tutta la poesia sembri corrispondere a qualcuno che pensa e ricorda, rende giustizia a chi ha lasciato un solco lungo quelle strade, sia di piedi che di ruote, e che cambia stato d'animo man mano che le riattraversa. (link alla recensione)

Chiara Ferrari, editor (recensione a Notte provincia, Milano, 30 Maggio 2011)

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Un poeta giovanissimo eppure incredibilmente maturo. Giorgio Casali, originario del modenese, porta nei versi curati e sofferti, atmosfere che richiamano alla mente quelle di Cesare Pavese, una poetica discreta e intimista fatta di cose semplici e vere, di sogni maturati in provincia, di atmosfere notturne fatte di docili abbandoni, nostalgie e coscienza del tempo che passa leggero sulla vita (link alla nota)

Renato Fiorito, poeta (nota a Notte provincia, Napoli, 16 Febbraio 2011)

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A parte una certa avversione per l'ermetismo troppo spinto, che a volte rischia di sconfinare in puro individualismo, trovo alcuni componimenti molto riusciti. Tra i miei preferiti sono "La penna", "La quercia", "La luna" (qui c'è una virgola dopo "timida" che proprio non va bene). Perché accenta "Caffelàtte", se la parola è piana? Perché gli insetti sono "putridi" (in "Lasciate"): un luogo comune da evitare, semmai sono le tane ad esserlo. La sua è poesia frutto di un lavoro onesto e sono certo che le dà e le darà molte soddisfazioni.

Paolo Tinti, docente Università Alma Mater di Bologna (nota privata a Attaccamenti, 5 Ottobre 2010)

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Le parole, nella lirica di Casali, sono elementi chimici allo stato puro: con la lezione dell'ermetismo ben presente, egli compone versi il cui unico metro sono la grande chiarezza e la costante semplicità. Solo così, sembra dirci il poeta, i pensieri e i sentimenti possono tornare alla gente, da dove sono venuti, e infondere nuova forza e rinnovata energia. 

Giordana Evangelista, editor (prefazione a Attaccamenti, Giugno 2010)


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